Beni confiscati ad organizzazioni criminali

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AVVENIRE - "Tempi più rapidi tra sequestro e confisca" (di Vincenzo R. Spagnolo)

La novità - Il pacchetto sicurezza assegna ai prefetti la gestione dei patrimoni illeciti

ROMA - "Sa qual è una delle poche norme del pacchetto sicurezza, forse l'unica, che è stata approvata all'unanimità in Parlamento senza polemiche né perdite di tempo? Quella che assegna ai prefetti la responsabilità dei beni confiscati, togliendola all'Agenzia del Demanio. L'aveva proposta il nostro ufficio, sulla scorta di valutazioni fatte nella precedente legislatura dalla Commissione antimafia. Lo Stato non sarà più una lumaca nel gestire i patrimoni tolti ai boss e nell'affidare a chi ne può fare un uso sociale. Del resto, già nell'ultimo anno e mezzo, sono stati confiscati 1.450 beni, contro i quattromila dei 18 anni precedenti. Una volta fra il sequestro e la confisca passavano anche 10-12 anni. E nel frattempo, ville e palazzi marcivano e le aziende fallivano. Oggi, i tempi sono rapidi. E i bandi per riassegnarli iniziano a fioccare".

Parla forte al cellulare, il commissario straordinario governativo per i beni confiscati alle mafie, Antonio Maruccia. E' in viaggio verso la Puglia, terra dove è nato e dove ha lavorato come magistrato anti-cosche fino a pochi anni fa. Proprio la sua regione, spiega con orgoglio, "ha appena preparato un bando per l'assegnazione di immobili, terreni e altro ancora per 20 milioni di euro. Ma non è la sola: spiccano anche il Lazio e la Lombardia, regioni dove i clan riciclano sempre di più. e poi ci sono otto progetti del Pon Sicurezza per affidare ville e terreni a enti e istituzioni".

Bandi monitorati e assegnazioni rapide, si spera...

Lo saranno senz'altro. Il vento, in quella che era una palude stagnante, è cambiato. E ora le onde si muovono, con iniziative straordinarie. Penso ad esempio a un progetto in collaborazione con la II università di Napoli, a Giugliano: in un ex immobile della camorra, nascerà una cooperativa per l'aiuto e l'integrazione di giovani disabili. Oppure penso alla bottega che sorgerà dentro l'ex casa confiscata ai familiari di Provenzano, in Sicilia.

E degli sgomberi di beni occupati dai clan, cosa pensa?

Il monitoraggio è essenziale. Non devono esserci sacche di mancata applicazione della legge, altrimenti si rischia che, nelle zone ad alta presenza mafiosa, le persone oneste possano pensare che alla fine, vincono sempre "loro". Ma anche questo avviene sempre meno: l'operazione in provincia di Reggio Calabria non è la sola ad aver liberato, di recente, stabili tornati in possesso dei boss.

Tutto a posto, insomma, o qualcosa a livello normativo si può ancora migliorare?

Certo che si può migliorare. Dal mio ufficio, suggeriamo almeno due ambiti d'intervento: un ritocco alla legislazione civile sulla tutela dei terzi in buona fede e norme-paracadute più efficaci per le aziende in fase di sequestro, in modo che non debbano chiudere mentre il processo va avanti, salvaguardando così i posti di lavoro di dipendenti che con la cosca indagata non c'entrano nulla. (AVVENIRE - 17 luglio 2009)

  

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