La novità - Il pacchetto sicurezza assegna ai prefetti la
gestione dei patrimoni illeciti
ROMA - "Sa qual è una delle poche norme del pacchetto sicurezza,
forse l'unica, che è stata approvata all'unanimità in Parlamento
senza polemiche né perdite di tempo? Quella che assegna ai prefetti
la responsabilità dei beni confiscati, togliendola all'Agenzia del
Demanio. L'aveva proposta il nostro ufficio, sulla scorta di
valutazioni fatte nella precedente legislatura dalla Commissione
antimafia. Lo Stato non sarà più una lumaca nel gestire i patrimoni
tolti ai boss e nell'affidare a chi ne può fare un uso sociale. Del
resto, già nell'ultimo anno e mezzo, sono stati confiscati 1.450
beni, contro i quattromila dei 18 anni precedenti. Una volta fra il
sequestro e la confisca passavano anche 10-12 anni. E nel
frattempo, ville e palazzi marcivano e le aziende fallivano. Oggi,
i tempi sono rapidi. E i bandi per riassegnarli iniziano a
fioccare".
Parla forte al cellulare, il commissario straordinario
governativo per i beni confiscati alle mafie, Antonio
Maruccia. E' in viaggio verso la Puglia, terra dove è nato
e dove ha lavorato come magistrato anti-cosche fino a pochi anni
fa. Proprio la sua regione, spiega con orgoglio, "ha appena
preparato un bando per l'assegnazione di immobili, terreni e altro
ancora per 20 milioni di euro. Ma non è la sola: spiccano anche il
Lazio e la Lombardia, regioni dove i clan riciclano sempre di più.
e poi ci sono otto progetti del Pon Sicurezza per affidare ville e
terreni a enti e istituzioni".
Bandi monitorati e assegnazioni rapide, si
spera...
Lo saranno senz'altro. Il vento, in quella che era una palude
stagnante, è cambiato. E ora le onde si muovono, con iniziative
straordinarie. Penso ad esempio a un progetto in collaborazione con
la II università di Napoli, a Giugliano: in un ex immobile della
camorra, nascerà una cooperativa per l'aiuto e l'integrazione di
giovani disabili. Oppure penso alla bottega che sorgerà dentro l'ex
casa confiscata ai familiari di Provenzano, in Sicilia.
E degli sgomberi di beni occupati dai clan, cosa
pensa?
Il monitoraggio è essenziale. Non devono esserci sacche di
mancata applicazione della legge, altrimenti si rischia che, nelle
zone ad alta presenza mafiosa, le persone oneste possano
pensare che alla fine, vincono sempre "loro". Ma anche questo
avviene sempre meno: l'operazione in provincia di Reggio Calabria
non è la sola ad aver liberato, di recente, stabili tornati in
possesso dei boss.
Tutto a posto, insomma, o qualcosa a livello normativo
si può ancora migliorare?
Certo che si può migliorare. Dal mio ufficio, suggeriamo almeno
due ambiti d'intervento: un ritocco alla legislazione civile sulla
tutela dei terzi in buona fede e norme-paracadute più efficaci per
le aziende in fase di sequestro, in modo che non debbano chiudere
mentre il processo va avanti, salvaguardando così i posti di lavoro
di dipendenti che con la cosca indagata non c'entrano nulla.
(AVVENIRE - 17 luglio 2009)