Indagine del Commissario e possibili soluzioni
Spesso i beni vengono dall'Agenzia del Demanio destinati e
consegnati ai Comuni con tutte le loro criticità e spesso i Comuni
non sono in grado di fare fronte, da soli, al pagamento delle
pretese dei terzi, cioè delle Banche o società specializzate che
hanno acquistato il credito.
Il dato accertato dall'indagine del Commissario
sul mancato utilizzo dei beni consegnati ai Comuni (ben 51%)
rimanda spesso a questa causa.
In molti casi, poi, i Comuni rifiutano i beni confiscati
proprio perché ipotecati o con altre criticità obiettive. E le
procedure di destinazione si incagliano.
L'accertamento giudiziale della buona fede della banca
creditrice al momento della concessione del mutuo ha tempi
lunghissimi.
Non sappiamo per quanti beni confiscati ipotecati - e
quando rispetto alla presa in carico - sia stata richiesta la
verifica della buona fede della banca all'atto della concessione
del mutuo.
Si tratta comunque di accertamenti giudiziali che
allungano oltremodo i tempi della destinazione. E quando non siano
stati avviati o sia riconosciuta la buona fede, accade spesso che
nelle procedure esecutive civili il bene confiscato, pignorato
prima del sequestro, venga venduto all'asta con il pericolo che
torni nella disponibilità dei mafiosi.
Tutto questo deriva anche dalla mancanza di chiare
disposizioni normative in tema di tutela dei diritti di dei terzi
che consentano di risolvere le questioni nel corso del procedimento
di prevenzione, così da far giungere a confisca definitiva beni
liberi da criticità.
Una soluzione in tempi ragionevoli richiede che il
soggetto cui è affidata la responsabilità del comparto dei beni
confiscati possa disporre delle risorse necessarie per definire in
via transattiva i procedimenti con i creditori di buona
fede.
La soluzione potrebbe trovarsi in appositi stanziamenti
del bilancio dello Stato ma i problemi di finanza pubblica e la
difficoltà di reperire la copertura non rendono oggi facilmente
praticabile questa ipotesi. L'obiettivo di svincolare i beni dalle
ipoteche e promuoverne lo sviluppo potrebbe utilmente perseguirsi
consentendo alla struttura cui è affidata la responsabilità del
settore di utilizzare le risorse dello stesso comparto dei beni
confiscati e, in particolare i proventi della gestione o della
vendita dei beni, nelle migliori condizioni di sicurezza. Una
ipotesi che richiede un adeguamento delle recenti disposizioni in
tema di fondo unico giustizia.
L'urgenza del problema ha determinato il Commissario ad
interventi finalizzati alla salvaguardia del bene e della sua
destinazione sociale, promuovendo, con l'ausilio dei Prefetti,
incontri e tavoli per la individuazione di soluzioni transattive
per casi specifici di particolare importanza, anche simbolica.
Iniziative specifiche e mirate a casi emblematici, sono in corso
in diverse parti del Paese per talune situazioni di crisi
dello stesso tipo (ad esempio a Brindisi, per un immobile
confiscato pignorato dalla Banca Popolare Pugliese).
Nella ricerca di soluzioni "di sistema", il Commissario ha
avviato contatti con l'associazione delle
fondazioni bancarie (ACRI) per l'individuazione di
soluzioni dirette alla rimozione degli impedimenti alla
destinazione ed utilizzo dei beni per la presenza di vincoli
ipotecari a favore di istituti di credito. L'idea era quella di un
fondo finanziato dalle fondazioni al quale accedere, di volta in
volta, previa valutazione della meritevolezza della soluzione
transattiva concordata con l'Avvocatura dello Stato, per purgare le
ipoteche iscritte in favore di istituti bancari o terzi di buona
fede e consentire l'uso sociale e pubblico dei beni.
Le fondazioni bancarie sono attualmente disciplinate, in via
generale, dal D.L.vo 17.05.1999, n. 153. L'art. 2 le configura come
persone giuridiche private senza fini di
lucro che perseguono scopi di utilità sociale e di
promozione dello sviluppo economico secondo quanto previsto dai
rispettivi statuti. Il comma 2 dell'art. 2 prevede che le
fondazioni operino in rapporto prevalente con il territorio ed
indirizzino la propria attività nei "settori ammessi". Tra i
settori ammessi, l'art. 1, comma 1 lettera c) bis individua, tra
gli altri, "la prevenzione della criminalità e sicurezza pubblica"
e "lo sviluppo locale".
Secondo il più recente rapporto annuale dell'associazione delle
fondazioni di origine bancaria (ACRI www.acri.it), che riferisce sui
risultati di gestione dell'esercizio 2005, risulta che in tale anno
le fondazioni hanno erogato, complessivamente, per attività
istituzionali, 1.373 milioni di euro.
Al settore "prevenzione della criminalità e sicurezza pubblica"
risulta destinato solo lo 0,1% delle risorse complessive, pari
quindi a circa 14 milioni di euro.
Secondo i dati dell'Agenzia del Demanio, le ipoteche iscritte
sui beni confiscati riguardano un valore capitale complessivo di
euro 203.174,74 milioni, suddiviso fra 76% di ipoteche volontarie,
20% di ipoteche giudiziali e 4% di ipoteche legali, a fronte di
debiti residui per un valore complessivo di euro 73.375,65,
riguardante per il 99% ipoteche volontarie.
L'impegno finanziario complessivo dovrebbe pertanto ritenersi
limitato a tale ultimo importo (73,3 milioni circa), che
corrisponde ad una percentuale delle risorse complessivamente
erogate dalle fondazioni nel 2005 pari 0,5%.