I modelli procedurali utilizzati per la destinazione dei beni
confiscati sono differenti. Ogni provincia opera secondo canoni
difficilmente riconducibili ad unità e legati ad iniziative
riferibili alla sensibilità di questo o quel Prefetto, ovvero alla
proposta di qualche Ente locale o, ancora, all'attivismo di questa
o quella associazione.
Il programma di lavoro dell'Ufficio ha puntato a razionalizzare
questa serie importante di iniziative secondo un modello di
azione tendenzialmente uniforme e condiviso,
caratterizzato da tre fondamenti: continuità
, concretezza e
concertazione di un'azione
amministrativa sempre riferita a beni e contesti specifici.
L'attività che in questi anni è stata realizzata in forme
episodiche nelle diverse province ha comportato risultati parziali
e contraddittori, indicativi di una debolezza intrinseca
dell'azione dello Stato a fronte di una criminalità che opera con
estrema determinazione e coerenza, avendo come unico scopo la
riaffermazione del proprio potere di controllo del territorio.
Uno degli strumenti attraverso cui l'Ufficio del Commissario ha
avviato un'azione di coordinamento tendenzialmente
uniforme su tutto il territorio nazionale è
costituito proprio dal Protocollo nazionale sui beni
confiscati.
E' apparso, cioè, opportuno individuare soluzioni condivise dai
vari soggetti pubblici e privati che operano sul territorio a
presidio della legalità, ricorrendo ad atti pattizi che
specifichino quanto vi è di poco chiaro nelle procedure, e
stabiliscano il ruolo dei vari attori che vi concorrono, e altresì
individuando meccanismi che fungano da stimolo e da vero e proprio
acceleratore delle pratiche.
Per realizzare ciò e per dare un indirizzo unitario alle
variegate azioni avviate sui vari territori provinciali, il
Commissario ha stilato uno schema di Protocollo nazionale che,
traendo spunto dai tanti strumenti d'intesa sin qui sottoscritti,
ha cercato di ricondurre ad unità le positive attività contenute in
ciascuno di essi, riunendo in un solo documento le azioni di tutti
i soggetti che dal sequestro giudiziario conducono alla
destinazione ed al materiale utilizzo del bene che viene così
restituito e reso redditizio a favore della società civile.
E' un approccio che guarda ai beni in modo sistematico e pone il
Prefetto, nella sostanza, quale guida e protagonista del
procedimento amministrativo di destinazione.
D'altro canto solo i Prefetti, per il ruolo di tutori della
legalità e dell'ordine e della sicurezza pubblica nonché di
coordinamento e d'impulso che svolgono sul territorio, sono in
grado di costruire quella rete di sinergie necessaria a dare
concretezza e spessore all'azione dello Stato contro il predominio
criminale.
L'obiettivo è quello di dare concretezza e soprattutto
continuità all'azione amministrativa e gestionale, senza scaricare
sugli utenti finali le criticità che il bene accumula, per ragioni
e responsabilità diverse, durante la lunga fase giudiziaria e nel
corso di quella amministrativa: la logica è quella di cercare e
trovare prima, le soluzioni ai problemi che ostacolano
l'utilizzo, sfruttando sinergicamente le competenze, la forza e le
risorse di tutte le Istituzioni e della società civile; di chiamare
alla loro responsabilità gli attori pubblici in una fase in cui
quegli stessi attori sono investiti, anche formalmente, di
responsabilità, rispetto alla sorte del bene.
Il Protocollo nazionale, in qualche modo anticipando le novità
legislative in corso di definizione, istituisce presso le
Prefetture un tavolo istituzionale, che funge anche da
conferenza dei servizi.
Al tavolo è prevista la partecipazione di Prefetto, Agenzia del
Demanio, Regione, Enti locali ed altri enti utilizzatori (es.
l'Università), le Forze dell'Ordine (Polizia di Stato, Guardia di
Finanza, Carabinieri) i dirigenti degli Uffici giudiziari, altri
soggetti che il Prefetto, di volta in volta ritenga di far
intervenire (come l'Agenzia delle Entrate, la cui Direzione
Generale ha espressamente e formalmente assicurato la
partecipazione) con i compiti indicati nel Protocollo il cui testo
integrale è allegato al presente atto.
Un tavolo che annualmente (o nel diverso termine stabilito in
sede locale) programma gli interventi su beni confiscati in
concreto individuati.
I procedimenti relativi a questi beni giungeranno al tavolo,
preventivamente istruiti da una segreteria tecnica composta da
personale appartenente ai vari uffici attori nella procedura.
L'Ufficio del Commissario peraltro ha ipotizzato uno schema
operativo del procedimento istruttorio.
Componenti
-funzionario prefettizio, coadiuvato da incaricati di:
Agenzia del Demanio, enti destinatari, rappresentanti
associazionismo.
Procedure:
-La Prefettura riceve le pratiche,già istruite per l'esame del
tavolo, dall'Agenzia del Demanio e dagli altri enti che rilevano
criticità;
-ogni pratica dovrà essere corredata da una scheda riassuntiva
contenete tutti i dati utili per l'esame della pratica da parte del
tavolo;
-la scheda, unitamente a copia degli atti istruttori, se il
tavolo ha funzione di conferenza dei servizi, dovrà essere inviata
ai componenti istituzionali nei termini stabiliti dalla L.
241/1990;
-la segreteria tecnica dovrà verificare la correttezza
dell'istruttoria e convocare il tavolo con annesso ordine del
giorno;
-per ciascuna riunione dovrà essere redatto verbale contenente
le determinazioni ed il verbale approvato dovrà essere inviato a
tutti i componenti del tavolo ed al Commissario per il
monitoraggio;
-la segreteria tecnica si occuperà anche della predisposizione
di appositi quesiti necessari alla risoluzione di casi
specifici.
La segreteria tecnica si riunirà con cadenza periodica fissa e,
comunque, ogni qualvolta il Prefetto lo ritenga necessario.
La verifica della completezza istruttoria prevista tra i compiti
della segreteria dovrà riguardare gli atti a supporto delle
problematiche poste all'attenzione del tavolo, al fine di
consentire ai componenti dello stesso una valutazione compiuta
delle criticità che ostacolano la gestione, la destinazione o
l'utilizzo del bene.
Un modulo che punta, dunque, al risultato dell'effettiva
utilizzazione per far giungere i beni agli enti destinatari
possibilmente privi di ostacoli, un obiettivo, quindi, che può
raggiungersi con l'impegno sinergico di tutte le istituzioni e
delle associazioni interessate.
Il Protocollo nazionale è stato formalmente inviato a tutti i
soggetti interessati, con espresso invito a formulare osservazioni
e contributi.
Le Forze dell'Ordine (Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di
Finanza) coinvolte in sede territoriale dai Prefetti, hanno
espressamente richiesto ai Comandi centrali di poter sottoscrivere
formalmente il Protocollo.
Oltre al Dipartimento della Pubblica sicurezza, che ha, in
qualche modo, partecipato alla formulazione dell'atto unitamente al
Gabinetto del Ministro il Comando Generale della Guardia di Finanza
ha formalmente condiviso e autorizzato l'intervento in sede
provinciale, riconoscendo la validità del modello proposto con una
apposita circolare inviata ai Comandi territoriali.
Osservazioni e contributi sono pervenute da talune Prefetture
(Bari, Reggio Calabria, Roma in particolare), dall'Agenzia del
Demanio e dal Gabinetto del Ministro dell'Interno.
Successivamente è stato presentato in sede di Conferenza
Regionale delle Autorità di P.S. allargate - in talune sedi - a
tutti i soggetti interessati alle procedure, all'Agenzia del
Demanio, alla magistratura, agli Enti locali e alle associazioni
che si sono tenute presso le Prefetture di Bari il 12.02.2008, di
Reggio Calabria il 13.02.2008, di Catania il 27.02.2008, di Palermo
il 28.02.2008, di Torino il 4.03.2008, di Milano il 5.03.2008 e di
Roma il 1.04.2008.
Lo strumento di concertazione proposto dal Commissario è stato
espressamente indicato nel Protocollo firmato a Casal di Principe
(CE) il 31.07.2008 dal Ministro dell'Interno, dal Presidente della
Regione Campania e dal Commissario, quale modello da seguire per il
coinvolgimento delle istituzioni locali e della società civile nel
progetto relativo al finanziamento di beni confiscati da
riconvertire in "grandi opere per la legalità".
Il Protocollo nazionale, è stato aggiornato con le recenti
modifiche legislative (L. 125/2008 e L. 133/2008), potrebbe
costituire la nuova modalità ordinaria di azione amministrativa in
tema di beni confiscati.
E ciò soprattutto in relazione al nuovo modello procedurale
proposto dal Governo al Parlamento nell'ambito del D.D.L. n.
733.
Altro aspetto di rilievo focalizzato dal Protocollo è relativo
alla partecipazione e al ruolo dell'Autorità giudiziaria. Proprio
perché la gestione amministrativa del bene definitivamente
confiscato presenta profili di connessione con le "funzioni
giurisdizionali e di amministrazione della giustizia", si è offerta
ai dirigenti degli Uffici giudiziari, l'opportunità di
sottoscrivere - scegliendo modalità, natura e ambito della
partecipazione - il Protocollo d'intesa.
A tutti i Procuratori Generali ed i Presidenti delle Corti di
Appello è stata inviata, in data 14.03.2008, la bozza del
Protocollo nazionale, "pure prioritariamente diretto la fase
amministrativa di gestione e destinazione, affinché l'Autorità
giudiziaria, eventualmente invitata in sede provinciale dal
Prefetto che riterrà di promuovere il Protocollo nel territorio di
competenza, possa valutare adeguatamente i termini della propria
partecipazione al tavolo". Si richiamava quindi l'attenzione
sull'art. 4 relativo ai compiti dell'Autorità giudiziaria (peraltro
mutuati da quelli indicati in talune bozze di Protocollo locale
elaborate in sede di Corte di Appello).
Nessun Capo degli Uffici giudiziari di merito (era stato chiesta
la trasmissione ai Tribunali e alle Procure di ciascun Distretto)
ha avanzato dubbi in ordine alla legittimità, nei termini indicati,
della partecipazione dei Dirigenti degli Uffici giudiziari, mentre
in talune sedi (a Napoli, per esempio) gli appartenenti all'ordine
giudiziario hanno fortemente condiviso e salutato con soddisfazione
l'iniziativa, ritenuta utile e proficua.
I dirigenti degli Uffici Distrettuali di Bari, tuttavia, con
nota del 16.05.2008, hanno ritenuto di richiedere al Consiglio
Superiore della Magistratura se fosse consentita "la partecipazione
dei dirigenti degli Uffici giudiziari ad un "tavolo permanente
tecnico - istituzionale" il quale opera con le funzioni (di natura
amministrativa) della "Conferenza di servizi" ex art. 14 della L.
241/1990 e nell'ambito delle competenze attribuite al Prefetto
dall'art. 9 del D.P.R. del 3.04.2006, n. 180.
L'Ufficio ha inviato al Consiglio Superiore della Magistratura
un nota illustrativa nella quale, tra l'altro ha esplicitato che
"il tavolo dovrebbe costituire, come risulta dal testo del
Protocollo, uno strumento di semplificazione per facilitare
l'efficienza dell'azione pubblica, obiettivo cui non deve restare
estranea la giurisdizione quando ne sia tutelato l'esercizio
indipendente e autonomo".
Il tavolo ha funzioni di conferenza di
servizio, ovviamente, solo laddove si tratti di
raccogliere i pareri previsti dalla legge, al fine di adottare
provvedimenti amministrativi in esito al procedimento di cui alla
L. 109/1996, per snellire e velocizzare la procedura, consentendo,
come prevede l'art. 14 L. 241/1990, l'esame contestuale della
pratica e l'acquisizione dei pareri da parte dei soggetti
pubblici.
A tale conferenza di servizio, com'è ovvio, non viene chiamata
l'Autorità giudiziaria, che resta, evidentemente estranea.
Non a caso il Protocollo all'art. 1, quinto cpv, recita "al
tavolo è riconosciuta la funzione di conferenza di servizi ex art.
14 L. 241/1990 per la destinazione e l'utilizzazione dei beni
confiscati". Dunque la funzione di conferenza di servizio è
limitata esclusivamente a questa attività amministrativa e non al
resto delle attività del tavolo.
La previsione che riguarda le Autorità giudiziarie rimanda, in
realtà, ad attività esterne all'esercizio della giurisdizione
ovvero ad attività sancite direttamente dalla legge e ribadite nel
Protocollo e vale a dire:
- comunicazione dei provvedimenti di sequestro e/o confisca
(evidentemente dopo la libera, indipendente e autonoma decisione in
sede processuale), cioè di dati non più segreti o riservati, "al
fine di individuare, in previsione della definitività dei decreti,
un possibile utilizzo a fini sociali del bene"; è quindi
un'attività amministrativa "connessa" e susseguente a quella
giudiziaria, rispetto alla quale la previsione di una comunicazione
- impegno liberamente e volontariamente assunto (nessuno obbliga le
Autorità giudiziarie a sottoscrivere il Protocollo) - determina una
facilitazione (ed è notoria la lentezza dei procedimenti -
giudiziari e amministrativi - in questo settore) ed una
razionalizzazione delle procedure che costituisce manifestazione di
sensibilità alla collaborazione istituzionale.
- L'obiettivo di incrementare, se possibile, (sono queste le
parole della legge) la redditività dei beni in sequestro è solo
richiamato nel Protocollo e trova la sua fonte nell'art 2
sexies L. 575/1965; la gestione da parte dei giudici
delegati è dunque finalizzata ad assicurare che il bene sia libero
da vincoli giuridici o di fatto (si pensi agli immobili occupati
dai proposti spesso citati da giornali e telegiornali; alla
necessità di tutelare i diritti dei terzi creditori, alle ipoteche
gravanti sugli immobili).
- Anche l'attività prevista per la Corte (sulla scorta di prassi
virtuose già in atto presso l'Ufficio di Milano e altrove) riguarda
attività amministrative (quella del raccordo con gli uffici
giudiziari) esterne all'esercizio della giurisdizione ovvero
attiene ad obblighi che trovano nella legge la loro fonte primaria
(la trascrizione presso i pubblici registri dei sequestri e la
nomina di dell'amministratore giudiziario).
Le attività previste (peraltro in ogni sede i sottoscrittori
modulano liberamente i termini della loro partecipazione al fine
del pieno rispetto delle norme primarie e secondarie che
disciplinano le funzioni delle attività di ciascun soggetto)
davvero non mettono in pericolo l'indipendenza e l'autonomia della
magistratura, né costituiscono ragione di interferenza o
condizionamento: consentono invece una libera assunzione di
responsabilità e di collaborazione istituzionale.
La partecipazione dei dirigenti degli Uffici giudiziari si
svolge dunque su un piano diverso dal formale procedimento
amministrativo. Si tratta, cioè, di intervenire in una sede di
confronto e di collaborazione istituzionale al fine di ricercare,
nel rispetto delle differenti competenze e attribuzioni, la massima
efficienza ad un'azione pubblica tesa a dare effettività al diritto
della collettività a riutilizzare i beni sottratti dalle
organizzazioni criminali.
Nel corso degli ultimi anni, peraltro, analoghi tavoli di
concertazione sono stati utilmente attivati a livello provinciale
da diverse Prefetture (Milano, Roma, Brindisi ed altre) con la
proficua partecipazione dei dirigenti degli Uffici giudiziari di
quelle sedi.
E' motivo di soddisfazione rilevare che la VI Commissione del
Consiglio Superiore della Magistratura, ha accolto integralmente le
osservazioni dell'Ufficio, esplicitate anche nel corso di
un'apposita audizione del Commissario. In data 27.11.2008 il
plenum del Consiglio, all'unanimità ha approvato una
Risoluzione che sancisce la piena adeguatezza istituzionale dello
strumento di collaborazione dell'Autorità giudiziaria alle azioni
amministrative volte alla destinazione ed utilizzo dei beni.